Esattamente come accade nel nostro intestino, anche l’apparato digerente del cane e del gatto è popolato di innumerevoli microrganismi che vivono in simbiosi con l’animale, vale a dire che si cibano o comunque sfruttano le sostanze alimentari ingerite rielaborandole in qualche modo e apportando in cambio benefici anche notevoli per l’ospite. Questo ecosistema, quello che una volta veniva chiamato flora intestinale, è costituito fondamentalmente da milioni, se non miliardi, di microrganismi appartenenti a diverse specie come batteri, funghi e protozoi che quando vivono e convivono in condizioni di equilibrio tra di loro e con l’ospite creano un intestino in salute, definito eubiotico e che garantisce benefici all’intero organismo:
. Una barriera di difesa contro gli agenti patogeni transitori
. La scomposizione e assorbimento di alcuni nutrienti
. La produzione di diverse sostanze utili, tra cui alcune vitamine
. L’ influenza sul sistema immunitario
Oggi il termine preferito rispetto a flora intestinale è microbiota che indica l’insieme dei microrganismi che insieme all’ospite costituiscono un vero e proprio ecosistema. Con microbioma invece, si intende l’ insieme del patrimonio genetico di tutti questi microrganismi che può contare fino ad un milione di geni ed è quindi talmente rilevante da essere chiamato “secondo genoma”.
Sono state descritte circa 20000 funzioni del microbiota intestinale come, ad esempio, la sintesi di alcuni neurotrasmettitori e ormoni coinvolti nella regolazione del comportamento alimentare e il ritmo sonno-veglia, la sintesi di alcune vitamine, l’attività del sistema immunitario e il metabolismo delle tossine.
Il cane e il gatto possiedono popolazioni diverse di questi microrganismi in rapporti quantitativi diversi tra loro ma Lactobacilli ed Enterococchi ad esempio, si ritrovano ampiamente nell’intestino di entrambi.
Una curiosità: il microbiota canino è risultato sovrapponibile a quello umano per circa il 90% (si pensa per la coevoluzione e la convivenza tra le due specie datata di almeno 40000 anni).
L’equilibrio del microbiota è una situazione altamente dinamica ed influenzata da fattori soggettivi come l’età, fattori alimentari e ambientali. Un cambio repentino dell’alimentazione in un cane o un gatto abituato per lungo tempo a mangiare un solo alimento, può scatenare problemi intestinali proprio a causa di questo squilibrio. Quello che succede è che, al netto di reazioni avverse al cibo, un microbiota che è in equilibrio su un certo tipo di alimentazione, non ha il tempo di modularsi e adattarsi quali-quantitativamente al nuovo alimento con il risultato di fermentazioni intestinali, cibo indigerito, infiammazioni e quant’altro. Ogni ingrediente, proteina, grasso, amido o fibra vegetale che sia, influenza in un determinato modo il microbiota stimolando o inibendo la crescita di certe popolazioni a scapito di altre. Quando questo non avviene in modo armonico e graduale il sistema collassa verso la cosiddetta disbiosi. Se l’associazione più evidente tra un microbiota in disbiosi e condizioni patologiche è quella che riguarda le disfunzioni gastrointestinali e in particolare la diarrea acuta o cronica, esistono tuttavia altre relazioni più ampie tra disbiosi intestinale e problematiche come l’obesità, la sindrome metabolica e alcune malattie immunomediate come le atopie e l’asma.
E’ pertanto fondamentale tenere in considerazione la salute del microbiota nell’alimentazione del cane e del gatto si da quando sono cuccioli. Nell’età precoce, infatti, si gettano le basi non solo per la salute e la longevità dell’individuo adulto ma anche per la salute del microbiota stesso che esattamente come l’ospite andrà incontro a deterioramento da invecchiamento e lo scopo quindi è quello di mantenerlo in salute più a lungo possibile. Alimenti formulati secondo la fisiologia del'animale (ingredienti di origine animale in primis, niente carboidrati a scopo riempitivo, proteine animali maggiormente rappresentate, prebiotici e acidi grassi essenziali), una sufficiente varietà alimentare già dalla precoce età, sono praticamente passi obbligatori per raggiungere lo scopo.
In caso di cambio di alimentazione, specie in un contesto di dieta monoproteica, operare il passaggio al nuovo alimento in modo graduale e se necessario supportare il cane o il gatto con integratori di probiotici specificatamente formulati.